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Campi Flegrei e Vesuvio, rischio ed emergenza: la nuova "zona rossa"
Eruzione del Vesuvio nel 1944

Campi Flegrei e Vesuvio, rischio ed emergenza: la nuova “zona rossa”

di Franco Mancusi

(CFN) NAPOLI – Si allarga ancora la zona rossa del rischio vulcanico nei Campi Flegrei. Dal vertice con la Protezione Civile nazionale, ieri in Regione, sono arrivate importanti novità per la definizione del piano di sicurezza nell’area del bradisismo. Si aspettava un documento conclusivo sugli interventi da avviare per la tutela dei cittadini e del territorio. Bisognerà lavorare ulteriormente, invece, per predisporre progetti organici di prevenzione in un bacino decisamente più vasto, ormai superiore ai settecentomila abitanti, esteso alle periferie di Marano e Giugliano (Licola, Varcaturo, Lago Patria) e, sul fronte opposto, ai megaquartieri di Chiaiano e dell’Arenella. Il tutto in un clima di crescente difficoltà per i ritardi che continuano a frenare il programma di messa in sicurezza di un territorio sottoposto dalla comunità scientifica ai livelli di “massima attenzione”.Vesuvio - il gran cono 2

Ecco perché sindaci e amministratori locali hanno rinnovato al capo della Protezione Civile nazionale, Prefetto Franco Gabrielli, i motivi di preoccupazione per i tempi esasperanti di avanzamento del piano di sicurezza, atteso inutilmente da decenni. Come se non bastasse, le proteste si sono concentrate sulla precarietà economica degli interventi indispensabili per la difesa dei cittadini non soltanto dal rischio vulcanico, ma dall’incubo delle altre catastrofi naturali che minacciano, come si sa, tutto il territorio della Campania. Con i fondi sempre più scarsi a disposizione le amministrazioni comunali ormai non possono dedicare più la necessaria attenzione agli aspetti elementari della messa in sicurezza delle zone a rischio.

L’assessore regionale Edoardo Cosenza ha fatto miracoli, negli ultimi mesi, per reperire fondi con i quali finanziare progetti comunali di pronto intervento, sia nei Comuni dell’area flegrea che nella vasta periferia occidentale del capoluogo (al vertice di ieri ha partecipato anche il vicesindaco di Napoli, Tommaso Sodano). Con le scarse risorse disponibili, tuttavia, non è possibile realizzare alcun progetto di prevenzione, neppure per quanto riguarda i problemi più semplici della segnaletica stradale, della conoscenza, della educazione all’interno delle scuole e dei luoghi di lavoro.

Senza creare ulteriori, inutili allarmismi, il quadro che emerge dal nuovo assetto del piano di emergenza dei Campi Flegrei impone altri motivi di approfondimento e di riflessioni. Le indicazioni della Protezione Civile nazionale dovranno essere elaborate a livello locale, si spera con la massima partecipazione attiva dei cittadini, che avranno oltre un mese di tempo per esprimere osservazioni critiche e proposte. Il tavolo aperto ieri in sede regionale (non si capisce perché organizzato rigorosamente a porte chiuse) sarà riconvocato il 30 novembre. Per quella data sia il dipartimento nazionale della Protezione Civile che l’assessore regionale dovranno reperire nuove risorse per avviare gli interventi di sicurezza, cominciando dalla definizione dei gemellaggi -almeno così si spera- che dovranno trasferire temporaneamente le comunità dei Campi Flegrei, in caso di emergenza, nelle diverse regioni d’Italia.

Al Prefetto Gabrielli sono state formulate anche alcune richieste di interventi per la salvaguardia delle attività produttive, in particolare per non compromettere il processo di sviluppo delle imprese turistiche e culturali che faticosamente comincia a decollare da Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida all’entroterra di Quarto, Marano, Giugliano, alle periferie del litorale di Licola, Varcaturo e, sull’opposta sponda, dei megaquartieri napoletani di Bagnoli, Agnano, Fuorigrotta, Pianura, Posillipo, Chiaia, del Vomero, dell’Arenella.(CFN)