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Giorno della Memoria, quando la notte è senza stelle

Giorno della Memoria, quando la notte è senza stelle

TeatroAperto

La Compagnia Teatro Aperto

(CFN) POZZUOLI – Domani 27 gennaio ricorre il 72° anniversario della liberazione del Campo di concentramento di Auschwitz e non si contano più, oramai, le iniziative per ricordare un momento buio della storia del nostro paese. Oggi, 26 gennaio alle ore 18, nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli la Compagnia Teatro Aperto, in collaborazione con l’Associazione “Donne a Testa Alta”, andrà in scena con una pièce teatrale dedicata ai giorni della Memoria dal titolo “Quando la notte è senza stelle storie di giorni bui”. Una sceneggiatura inedita scritta da Angela Cicala che racconta l’Olocausto per indurre a riflettere in una Giornata così importante ma anche per riflettere sugli Olocausti contemporanei.
La pièce andrà in scena anche domenica 29 29 gennaio alle 19.00 al Teatro S. Artema di Monteruscello col Patrocinio Morale del Comune di Pozzuoli

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo.
Questa frase è stata incisa in trenta lingue su un muro nel campo di sterminio di Dachau. Sintetizza il senso da attribuire a giornate come questa, prova a diffondere l’idea che la letteratura, il teatro, il cinema, la musica, la poesia sono gli spazi privilegiati in cui l’uomo può affrontare ancora la Shoah, prima ancora del dibattito accademico. Parlare della Shoah significa disegnare i contorni di una strategia risolutiva premeditata, legittimamente motivata, concretamente organizzata e attuata per eliminare ogni diversità. Per questo un unicum, ma non l’unico.
In un mondo in cui i confini geografici, culturali e antropologici spesso si confondono, ma non si fondono, si incontrano, più spesso si scontrano, educare alla tolleranza e al rispetto dell’altro, riflettere sul riconoscimento della valenza positiva e propositiva della diversità è una scelta politica e civica obbligata. Le minoranza etniche capaci di mantenere intatte nel tempo le proprie identità non sono state sempre tollerate dalla Storia e ciclicamente guardate come bersaglio, facile da perseguitare e sterminare.
La Giornata della Memoria, allora, deve allargare le braccia ed includere in un unico abbraccio i tanti olocausti di popoli perseguitati e sterminati, ingoiati poi dall’indifferenza e dalla dimenticanza. E di tutti quelli che stanno avvenendo, ora, sotto i nostri occhi, come ad Aleppo o a Damasco, dei quali guardiamo le immagini e per i quali ci lasciamo sopraffare dall’impotenza.
E’ necessario ribadire che la Shoah non è un fatto solo ebraico, è un evento universale che coinvolge chi, in ogni tempo, è stato travolto da quella “tempesta che devasta”, di cui la Storia non è riuscita a farsi maestra per scongiurare aberranti ricadute. Tutti, e soprattutto i più giovani, sono obbligati a sapere: se non sanno non si indignano, se non si indignano non scelgono, se non scelgono seguiranno il vento e sarà difficile sapere poi dove li porterà.
La Memoria sarà allora occasione prediletta per gridare che, a prescindere dai colori, dai credo religiosi, dalle identità sessuali e dagli schieramenti politici, ognuno di noi è opportunamente diverso nella propria unicità e irripetibilità. Felice di esserlo.
Nello spettacolo la narrazione è affidata quasi esclusivamente a suoni e rumori fortemente evocativi di fatti ed eventi di quel decennio, il più buio della Storia del Novecento. Saranno questi, insieme a gesti, sguardi e movimenti a guidare l’azione scenica e a trasformarla in mute, eloquenti sequenze pittoriche.
La parola ha un ruolo secondario. Compare inizialmente “come voce della cronaca storica”, poi successivamente, prepotentemente, nelle ultime scene solo per raccontare l’oggettiva e dolorosa autenticità delle testimonianze, di quelli che c’erano e i cui nomi non compaiono sui libri, di quelli che hanno attraversato la Storia, l’hanno subita e, con scelte precise, salvata.
I cancelli sono stati aperti. Ma … Auschwitz è intorno a noi, è nell’aria… ci ricorda Primo Levi.
La Storia ha bisogno di testimoni per non ricadere nell’errore e per riconoscere i segnali di pericolo.(CFN – AC)