INTERVISTA/ "Alluvioni nei Campi Flegrei? Colpa del monte Epomeo, serve una rete di monitoraggio pluviometrico"|FOTO

INTERVISTA/ “Alluvioni nei Campi Flegrei? Colpa del monte Epomeo, serve una rete di monitoraggio pluviometrico”|FOTO

(CFN) POZZUOLI – Le piogge di queste ore stanno letteralmente flagellando i Campi Flegrei. Pozzuoli, Bacoli, Quarto sommerse dall’acqua e in alcuni casi molti i negozi allagati. L’ingegner Alberto Fortelli, meteorologo di Campanialive, ci spiega i motivi di tali fenomeni attraverso uno studio effettuato con i colleghi dell’Università Federico II°.

Da cosa nasce questo studio?

Da una sensazione, la sensazione che in alcune particolari condizioni meteorologiche, quando le correnti aeree spirano intorno Sud-Ovest, sui Campi Flegrei si manifestano precipitazioni molto intense. La ricorrenza di questi fenomeni ci ha suggerito, sin dall’inizio, che difficilmente poteva trattarsi di un fatto casuale. Ci siamo allora chiesti: ma a Sud-Ovest di questa area geografica cosa c’è? C’è l’isola d’Ischia, con il suo Monte Epomeo. Potrebbe questo rilievo avere un ruolo nella enfatizzazione dei fenomeni pluviometrici sui Campi Flegrei? Da questa sensazione siamo passati ad una analisi dei dati pluviometrici a disposizione, approfondendo, in particolare, tutti gli aspetti meteorologici del nubifragio occorso nella mattinata del 7 settembre 2017, quando caddero oltre 100-120 mm su una vasta area comprendente Bacoli, Pozzuoli, Agnano, sino a Fuorigrotta e poi ancora verso nord-est sino a Soccavo e alla zona ospedaliera di Napoli. E’ da evidenziare che tale quantitativo è pari a quasi il doppio di quello che cade mediamente nel mese di settembre e ad 1/8 di quello che normalmente cade in un intero anno (circa 900 mm). Le piogge provocarono una serie di situazioni critiche sul territorio, con vasti allagamenti nelle parti in piano e copiosi scorrimenti sulle zone in pendenza, localmente assimilabili ai processi di alluvioni lampo“.

Quale è il motivo per cui le alluvioni nei Campi Flegrei sono colpa di Ischia e del monte Epomeo?

“L’analisi dei dati a disposizione, relativa ai nubifragi del 15 settembre 2001, del 9 settembre 2003, del 14 Settembre 2009, del 30 luglio 2010, del 6 novembre 2011 e quelli del più recente evento del 7 settembre 2017, dimostra che i sistemi temporaleschi provenienti da Ischia (quindi da Sud-Ovest), hanno apportato una quantità di pioggia molto inferiore su Ischia rispetto a quella osservata a Pozzuoli e su altre zone dei Campi Flegrei. E’ quindi del tutto verosimile ipotizzare che la presenza del Monte Epomeo, un rilievo costiero isolato alto quasi 800 metri, di forma quasi-piramidale, induca un meccanismo di intensificazione dei moti convettivi sul suo lato sottovento, con le conseguenti abbondanti precipitazioni. Il frutto della intensificazione dei moti convettivi sono i cumulonembi a fortissimo sviluppo verticale. I modelli previsionali non considerano debitamente la presenza del Monte Epomeo e ciò porta, in diverse occasioni, ad una sottostima delle precipitazioni previste. Sottovalutare un fenomeno pluviometrico di entità paragonabile a quello del 7 settembre 2017 equivale ad esporre la popolazione ad un rischio potenziale di coinvolgimento in una alluvione lampo”.

Alla luce di questa scoperta in che modo si potrebbe intervenire?

“Nel lavoro noi lanciamo un messaggio molto importante, quello che individua la presenza di una diffusa rete di monitoraggio pluviometrico sul territorio come soluzione ultima per conseguire i livelli più elevati di sicurezza per la popolazione. Tale rete, studiata e realizzata ad hoc per tale finalità, deve consentire di allertare tempestivamente la popolazione (early warning idrologico) per farla allontanare da tutte le aree prevedibilmente percorse dai flussi di piena. I dati devono essere ovviamente interpretati in tempo reale da personale tecnico esperto, ed interfacciati con le informazioni ricavate mediante le tecniche di nowcasting (il nowcasting è la previsione a brevissimo termine formulata mediante l’utilizzo delle immagini satellitari, radar e mappe delle scariche elettriche atmosferiche, con la quale si riesce a seguire l’evoluzione dei sistemi temporaleschi). E’ evidente che il cerchio si chiude se e solo se sul territorio è presente una struttura operativa efficiente e pronta ad attivarsi non appena il quadro della situazione, identificato attraverso parametri significativi, dovesse superare i predeterminati livelli soglia”.

Oltre a lei chi altri hanno partecipato alla scoperta?

Il gruppo di ricerca è composto dai professori Adriano Mazzarella e Nicola Scafetta del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Risorse (Di.S.T.A.R.) dell’Università di Napoli “Federico II” e dal sottoscritto, Cultore della Materia in Meteorologia presso la Federico II e responsabile Tecnico-Scientifico della rete di monitoraggio di Campanialive, nella quale sono inserite stazioni meteorologiche di diversi Enti di ricerca  tra i quali CNR-ISMAR e Università Federico II (DICEA, DiSTAR, LUPT), i cui dati sono stati utilizzati in questo lavoro. Poiché la Campania è caratterizzata da diverse aree montuose costiere (Monti Lattari, Monti Picentini, Monti del Cilento) in cui è verosimile ipotizzare la presenza di dinamiche simili a quella che abbiamo descritto nel nostro lavoro, noi intendiamo portare avanti altri studi sito-specifici, sempre nell’ottica di conseguire una ottimale gestione del territorio. (CFN) 

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