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Lago d'Averno, spiegata la moria dei pesci

Lago d’Averno, spiegata la moria dei pesci

(CFN) POZZUOLI – Accade di tanto in tanto, non periodicamente, ma solo quando si verificano determinate condizioni sia vulcanologiche che climatiche. E’ il fenomeno della moria dei pesci che in questi giorni si sta nuovamente verificando nel lago d’Averno, lo specchio d’acqua creatosi all’indomani dell’eruzione del Monte Nuovo avvenuto nell’anno 1536 che chiuse al mare l’antico porto Julius facendolo divenire, appunto, un lago che data la sua origine vulcanica sprigiona di tanto in tanto quantità di idrogeno solforato (zolfo) più del normale.

Giuseppe De Natale - direttore dell'Osservatorio Vesuviano

Giuseppe De Natale – ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano

La spiegazione la fornisce il dott. Giuseppe De Natale dell’Osservatorio Vesuviano che chiarisce che non c’è nessuna “eruzione imminente” e che “è solo un fenomeno particolare, già manifestato altre volte durante periodi invernali molto freddi come già accaduto nell’inverno del 2005. La motivazione è che il lago d’Averno è costituito da uno strato ‘biologico’, – afferma De Natale – caratterizzato da normale presenza di ossigeno e quindi di normale presenza di vita animale e vegetale, fino ad una profondità di circa 6 metri. Nella parte inferiore, fino alla massima profondità di 33 metri, lo strato d’acqua contiene pochissimo ossigeno e molti gas nocivi, primo tra tutti l’idrogeno solforato (dal caratteristico odore di ‘uova marce’; quello della Solfatara per intenderci). Quando la temperatura esterna è particolarmente bassa, – continua il ricercatore dell’Osservatorio Vesuviano – lo strato superficiale diviene più pesante (l’acqua ha un massimo di densità intorno a 4°C, con una piccola dipendenza dal contenuto salino), e quindi sprofonda, mentre risale di conseguenza lo strato profondo. In tal modo, la ‘fascia biologica’ viene invasa dallo strato a basso contenuto di ossigeno ed alto contenuto di idrogeno solforato. Da qui la moria dei pesci, l’odore di ‘uova marce’ e le macchie giallastre (zolfo precipitato dai gas sulfurei)” conclude Giuseppe De Natale.

Nessuna preoccupazione, quindi, sia per quanto riguarda eventuali eventi bradisismici significativi sia per problemi legati all’ecosistema che, proprio nella conca del lago d’Averno, è molto particolare.(CFN)