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Napoli, Premio “Francesco Landolfo” ad un puteolano per un articolo sull’ambiente

Pozzuoli e Bagnoli panorama

(CFN) Napoli – Si è svolto in questi giorni il Premio “Francesco Landolfo”, giornalista napoletano che è stato segretario dell’Ordine dei Giornalisti della Campania nonché vicedirettore de “Il Roma”. Il Premio, a lui dedicato è giunto quest’anno alla seconda edizione e premierà lunedì 18 novembre presso l’Istituto di Cultura Meridionale a Napoli i giornalisti che si sono distinti, con le proprie pubblicazioni, dando dimostrazione di praticare un buon giornalismo rendendo così un buon servizio ai cittadini.

Per la carta stampata sono stati premiati “Pesche e mele, l’oro perduto della terra dei fuochi e dei veleni” di Antonio Menna (Il Mattino) e “Sfregi Lagni” di Nello Lauro (Sette). Menzione speciale per “Bandiera grigia sulle coste flegree” di Ciro Biondi (Segni dei tempi).

Per la radio e tv “Le sentinelle della Terra dei fuochi” di Germana Grasso e Stella Colucci (Rainews 24) e “Uno scrigno di tesori sommersi nei fondali di Capri” di Giuseppe Catuogno (Telecaprinews). Menzione speciale per “La finta crisi dei rifiuti in Campania” di Andrea Postiglione e Nello Trocchia (Il fatto quotidiano tv). (CFN)

Per il settore internet e video reportage “Quella bufala della mozzarella dop” di Pietro Falco (Espresso.it) e “Green Technology in Campania” di Alessandro Savoia (Roma online). Menzione speciale per “Casalnuovo, là dove la terra frana” di Enzo Ruggiero (Videonola)

Ebbene, uno degli articoli premiati è del trentott’enne giornalista puteolano Ciro Biondi che ha pubblicato lo scorso agosto sul periodico della Diocesi di Pozzuoli “Segni dei Tempi” l’interessante articolo dal titolo “Bandiera grigia sulle coste flegree – Da Nisida a Miseno il punto su approdi, accessi e balneabilità. Diportistica: Pozzuoli torna a puntare sulla risorsa mare.”. Lo riportiamo integralmente per dar modo a chi non lo avesse letto di farlo.

Da Segni dei Tempi, di Ciro Biondi: “Ogni anno la storia si ripete. Spiagge pubbliche? Poche e sporche. Spiagge private? In molti casi non vengono rispettati i diritti dei bagnanti. Con la crisi e la difficoltà di andare in vacanza viene ancora di più rivendicato, da comitati ed associazioni, il diritto alla balneazione e all’elioterapia. Qual è la situazione nell’area flegrea?

«Come Legambiente – risponde Stefano Erbaggio, membro del direttivo regionale dell’associazione ambientalista – abbiamo proposto un questionario online sui temi dell’accesso alla spiaggia e della balneabilità nei Campi Flegrei. L’obiettivo è farne un dossier e presentarlo pubblicamente. Nel frattempo chiediamo che vengano rispettate le leggi nazionali ed i piani comunali con i quali si ribadisce che l’accesso alla battigia è sempre libero e gratuito. E se un concessionario dovesse impedirlo consigliamo di rivolgersi alle forze dell’ordine. Anche nei piani comunali è indicato che i cinque metri della battigia devono essere liberi da qualsiasi ingombro e devono essere sempre disponibili al passaggio, anche attraverso lidi in concessione. Oltre questi aspetti è però necessario lavorare per il ripristino della spiaggia e del suo ecosistema, contrastando l’erosione costiera, tutelando le specie tipiche e ottenendo un prodotto turistico di qualità sotto il profilo ambientale».

Spiagge e diritti negati dei bagnanti, quindi, le questioni che più interessano i puteolani e i bacolesi.

Sul tratto di mare di Bagnoli le problematiche sono più complesse. Per l’agenzia regionale all’ambiente, l’Arpac, la spiaggia davanti all’ex acciaieria non è balneabile. Le mappe riportano bandiera nera. Per il quartiere Flegreo il rapporto con l’arenile è stato sempre determinante per il suo sviluppo. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 qui si impiantarono le grandi industrie che dovevano necessariamente stare vicino al mare.

Bagoli ex italsider

E oggi, quando si parla del futuro del quartiere, è sempre il mare ad essere determinante. Il Comitato “Una spiaggia per tutti” rivendica che il litorale bagnolese diventi la spiaggia pubblica più grande della città. E al comune, oltre alla bonifica, il Comitato ha chiesto: l’eliminazione dell’approdo turistico come ipotizzato da precedenti progetti, la ricostruzione dei manufatti di Città della Scienza distrutti in un luogo diverso ma sempre nell’area della municipalità, la verifica delle concessioni delle spiagge ai privati. Le richieste sono state avanzate a marzo dopo che il Consiglio Comunale di Napoli, lo scorso settembre, ha approvato una delibera d’iniziativa popolare sottoscritta da 14mila cittadini che impegna la Giunta ed il Sindaco a destinare ad uso balneare gratuito l’intero litorale da Nisida a La Pietra.

Infine, sul fronte degli approdi, una buona notizia per i Campi Flegrei. Pozzuoli ha ottenuto la bandiera blu della Fondazione per l’Educazione Ambientale. Che significa? È un riconoscimento per i servizi di diportistica. Un incoraggiamento per quanto sta facendo la città per ritornare a puntare sul mare. Come sta il nostro mare? Nonostante tutto il mare migliora.

Ma non bisogna mai abbassare la guardia. È questo il messaggio che emerge interrogando la gente di mare. Quelli che vivono tra le onde per passione oppure svolgono i nuovi lavori che lo stesso mare offre: skipper e guide subacquee. «Il mare versa in condizioni migliori rispetto al passato» spiega Gianluca Montuoro, skipper del gruppo Black Dolphin reduce da un evento di solidarietà con Città della Scienza il 18 maggio, quando da Pozzuoli surf e barche a vela hanno portato a Bagnoli un messaggio di fratellanza dopo l’incendio. «Non ci sono più le grandi fabbriche e questo aiuta l’ambiente – continua Montuoro – Resta però il problema dei rifiuti. Quando tirano i venti dal sud la spiaggia di Lucrino diventa sporca. Dobbiamo ripulirla da tutto: copertoni, polistirolo, cotton fioc. Possiamo dire che se il mare batteriologicamente è migliorato non mancano le buste di plastica che sono un grande problema».

Spiaggia sporca

Quale è invece il parere di chi si immerge? «Il mare del Golfo di Pozzuoli sta abbastanza bene – dice Sergio Coppola, sub – Ho rivisto numerose specie di pesci che qualche anno fa si trovavano solo in profondità per sfuggire alle acque più inquinate. Parlo di cernie, orate, spigole, gallinelle. Con ogni probabilità questo cambiamento è merito dell’attività dell’Area Marina Protetta di Baia. Se veramente tutti rispettassero le regole forse avremmo anche un aumento della pescosità. Ma purtroppo oggi quando si pesca non si pensa al domani. Si utilizzano metodi illeciti e si provocano danni irrimediabili alla fauna marina. E spesso anche ai resti archeologici sommersi. Basti pensare alla pesca con le bombe: l’esplosione provoca la morte e la risalita a galla di tutti i pesci, anche le specie non richieste dal mercato. Allo stesso modo ci possono essere enormi danni alle scogliere oppure alle strutture antiche di cui è ricco il nostro mare. Altri fattori che stanno aiutando il mare a migliorare sono il minor numero di ormeggi selvaggi rispetto al passato, meno navi mercantili, la fine delle grandi industrie e quindi degli scarichi in acqua. Il nostro mare è stato trattato sempre malissimo. Ma continua a volerci bene». «Dal punto di vista faunistico bisogna fare molto di più – dichiara Vincenzo Maione, presidente del Centro Sub Campi Flegrei – bisogna prestare attenzione alla pesca eccessiva e al mancato rispetto dei regolamenti. Dal punto di vista dell’inquinamento con

la dismissione della grande industria e la nascita delle aree marine protette, come Baia e la Gaiola, i Campi Flegrei vantano un trend in notevole miglioramento. In più, il nostro mare conserva una ricchezza archeologica di inestimabile valore e unica al mondo. Grazie al buon lavoro della Soprintendenza, ente gestore, ed all’azione dei diving locali, il Parco Sommerso di Baia diventa sempre di più un esempio di turismo responsabile. Da venti anni operiamo in questo mare e pensiamo che la strada giusta per valorizzare i suoi tesori sia stata presa, anche se è ancora lunga e tortuosa».

Dalla redazione, i più vivi complimenti all’autore.