Bradisismo: Pozzuoli, una città allo sbando e senza un futuro
(CFN) POZZUOLI – Oltre 20mila sfollati e oltre 3mila sgomberi. Correva l’anno 1983. Oggi, 19 agosto 2026, contiamo 367 ordinanze, 1.391 nuclei familiari evacuati o sgomberati, 3.488 persone senza la propria casa.
Sono numeri certamente molto differenti ma, ricordiamo, le scosse degli anni ’80 non superarono la magnitudo 4.0 mentre il 31 luglio scorso è stata registrata una scossa di magnitudo 4.7 con ipocentro simile. E quella ultima non sarà, purtoppo, l’ultima.
La città, complice le ferie di agosto, è deserta ma con l’arrivo di settembre scuole ed attività dovrebbero ricominciare a dare vitalità ad un paese pressoché deserto. Difficile che ciò accada. Molte scuole non riapriranno altre saranno agibili parzialmente. Il 15 settembre rappresenta la cartina di tornasole. Molte attività commerciali hanno gettato la spugna già logore di una piazza commercialmente depressa da anni. Alcune attività, uffici e negozi, riapriranno i battenti senza molta speranza, magari in attesa di delocalizzare. Molte famiglie hanno deciso, o stanno decidendo, di allontanarsi per concedersi nuova vita e una nuova possibilità. La speculazione immobiliare incombe e a breve esploderà mentre i proprietari di immobili cercano di affittare anche tuguri a prezzi improponibili e vergognosi. Una città isolata: Cumana e Metropolitana difficilmente riprenderanno il servizio a breve o medio termine. Ed anche se ciò avvenisse, un nuovo evento ne pregiudicherebbe ancora una volta la funzionalità. L’inaugurazione della imminente entrata in funzione della nuova stazione di Pozzuoli è pura propaganda, come accaduto per Baia, senza una linea ferrata sicura ed efficiente. Si sono sprecati anni e milioni di euro per realizzare una galleria che doveva correre sotto l’Anfiteatro, intercettare la metropolitana e chiudere, con una galleria o ascensore verticale di collegamento, l’anello del trasporto pubblico intercomunale. Si stanno realizzando provvedimenti tampone che guardano al soddisfacimento del problema quotidiano, ed è giusto che sia anche così, ma senza una visione prospettica che dia al cittadino orientamento sul futuro. Andare via o rimanere: questo è il dilemma!
La politica, meschina, frattanto, conta i danni auspicando, quasi lesinando, interventi dall’alto che possano consentire una campagna elettorale a spese dei contribuenti. Difficile immaginare una iniezione di danaro da Roma ai Campi Flegrei quando si è di colore diverso. Il problema, oltre che politico, è di tipo elettoralistico. L’attuale governo sta aspettando di fare la “presa della Bastiglia” flegrea per gestire le imminenti campagne elettorali locali per poi gestire emergenze, soccorsi e recuperi. Ministri e commissari sono solo il braccio armato. Poi c’è il bieco sciacallaggio politico locale, ovvero i cecchini al soldo dei futuri candidati a sindaco, che si guardano bene di uscire ancora allo scoperto, che sparano sulla croce rossa in attesa di pregustare il succulento pranzo. La tegola caduta sull’ultima amministrazione viene da lontano, molto lontano, lo si sa. E’ un mero problema di denaro. Di mezzo, oltre al miserrimo cittadino che ci sguazza, e che è la minoranza, c’è il cittadino comune che spera di cavarsela al minor danno.(CFN)
