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Bradisismo, uno studio avrebbe definito un modello di previsione
Bradisismo - sollevamento al 18 giugno 2024

Bradisismo, uno studio avrebbe definito un modello di previsione

(CFN) NAPOLI – Il Bradisismo, fenomeno che da millenni interessa i Campi Flegrei, da anni è oggetto di studi che ne possano svelare dinamiche, e misteri, di un fenomeno unico al mondo. Dopo la crisi bradisismica del ’70 e, successivamente, quella degli anni ’80 durata alcuni anni, gli scienziati hanno concentrato le loro attenzioni sulle dinamiche della caldera flegrea. Dall’ultima crisi degli anni ’80 a quella che si sta vivendo in questi mesi è stata istituita una rete di sorveglianza sismica e vulcanica al punto che oggi i Campi Flegrei risultano essere l’area più sorvegliata al mondo oggetto di interessamento di studiosi e ricercatori.

E’ proprio di pochi giorni fa la notizia che, finalmente, il mondo scientifico sta cercando di immaginare un modello a cui rifarsi per poter spiegare quanto sta accadendo e, magari, prevedere scenari futuri quanto più realistici possibili in modo da poter garantire alla popolazione residente margini sufficienti di vita in un area fra le più suggestive scelte dai Romani duemila anni or sono.

Il metodo sviluppato prevede una suddivisione automatica del catalogo sismico – sostiene il Prof. Cataldo Godano dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli – consentendo una stima accurata delle variazioni spaziali della relazione tra le magnitudo dei terremoti.”.

Analizzando 7670 eventi sismici verificatisi in 18 anni, da gennaio 2005 a ottobre 2023, e rilevati dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV – aggiunge Vincenzo Convertito, ricercatore dell’INGV e coautore della ricerca – è stato possibile evidenziare che al di sotto delle aree Solfatara e Pisciarelli, fino a una profondità di circa 2 km, l’elevata fratturazione delle rocce e la presenza di fluidi idrotermali favoriscono il verificarsi di terremoti di bassa magnitudo (fino a Md=3) rispetto a quelli di magnitudo più elevata (fino a Md= 4.4). Al di sotto dei 2 km, invece, per le aree circostanti il rapporto tra le magnitudo dei terremoti è coerente con quanto osservato a scala globale; ovvero il valore stimato è molto prossimo a 1.”.

La capacità di rilevare automaticamente le variazioni di questo rapporto potrebbe migliorare significativamente il monitoraggio sismico e la comprensione delle dinamiche vulcaniche. – precisa la ricercatrice dell’INGV Anna Tramelli – L’obiettivo della ricerca è stato quello di comprendere come le caratteristiche della crosta, lo stress a cui è sottoposta e la sua temperatura influenzino la relazione tra il numero totale dei terremoti e le loro magnitudo, nota come relazione di Gutenberg-Richter, al fine di identificare aree sismo-genetiche con comportamenti differenti e di monitorare eventuali variazioni di comportamento nel tempo. Il parametro che si analizza è chiamato b-value e dipende dal rapporto tra il numero dei terremoti di magnitudo elevata e quelli di magnitudo minore.” chiarisce Anna Tramelli.

Il modello a cui sono giunti i ricercatori, individuano un valore “B” pari a “1” osservando il quale sarebbe possibile ipotizzare che “per ogni terremoto di magnitudo 4 si osservano 10 terremoti di magnitudo 3“.

Intanto, dall’ultimo bollettino dell’Osservatorio Vesuviano si evince che che nell’ultimo bollettino settimanale che nell’ultimo mese il valore medio della velocità di sollevamento, nell’area di massima deformazione, resta sempre di circa 20±3 mm/mese misurata alla stazione ubicata a Rione Terra dove da gennaio ad oggi il sollevamento globale è di circa 9.5 cm.(CFN)