“Era”, l’omaggio a Eduardo del regista Vincenzo Marra, da oggi nelle sale. La prima al CineTeatro “La Perla” questa sera con il regista
(CFN) NAPOLI – Per il suo esordio nella commedia, dopo una lunga carriera fatta di film drammatici e documentari, il regista napoletano Vincenzo Marra si affida alla sua città di origine e, soprattutto, alla straordinaria tradizione teatrale di un universo artistico e umano dai tratti identitari inconfondibili.
Era focalizza l’attenzione sul mondo degli anziani e delle famiglie, delle difficoltà della terza età e sulla necessità di aprirsi al nuovo e alle trasformazioni sociali. Lina è una vedova ottantenne con tre figli più o meno a carico. Nel senso che pur essendo adulti e vaccinati, ciascuno di essi presenta dei nodi esistenziali irrisolti. Il prete Lucio è in crisi di vocazione, Sergio è un disoccupato storico e non si impegna più di tanto per trovare un lavoro, la gelosa Patrizia è in lite perenne con il marito. Sofferente di cuore, e stressata più che aiutata dalla vulcanica sorella Maria, l’anziana donna è sul punto di essere ricoverata in un ospizio. Ma la prospettiva la inorridisce e a questo punto decide di assumere una badante extracomunitaria, la cingalese Amilà. Un compromesso vissuto con disagio e diffidenza, salvo scoprire, strada facendo, che il pregiudizio può essere ribaltato.
Se fosse ancora vivo, il soggetto del film lo avrebbe scritto probabilmente Eduardo, trasportando nel terzo millennio i temi tipici della sua drammaturgia – le tensioni familiari, lo scontro tra tradizione e modernità, l’irriconoscenza dei figli – e adattandoli ai tempi che cambiano. Partendo da un assunto classico, Marra è abile nell’intercettare i nuovi scenari sociali ed economici introdotti dal multiculturalismo. Gli imprenditori di successo sono gli stranieri, mentre gli autoctoni arrancano e si impiegano alle loro dipendenze per sbarcare il lunario. La barriera linguistica è solo un equivoco e per affrontare le sfide del futuro è necessario un radicale cambiamento di mentalità.
In questa fase di transizione, la vicenda della protagonista è una cartina tornasole per far esplodere le contraddizioni e far venire a galla le ipocrisie. Giocando con i toni della commedia agrodolce, il regista lambisce il dramma sotterraneo, latente in ogni situazione. Un’operazione resa possibile da una squadra di attori superlativi, in cui si stagliano un’interprete strutturata come Dalia Frediani e l’esplosiva Rosaria D’Urso. A far da corollario, Maurizio Casagrande, Giovanni Esposito e Angela De Matteo, nel ruolo dei figli, e Marinì Sabrina Fernando, nei panni della migrante arrivata dallo Sri Lanka per risolvere i problemi di chi è troppo vecchio e debole, o ancora immaturo per farsene carico. Sullo sfondo una Napoli da cartolina contrapposta a quella dei vicoli multietnici, a testimoniare la convivenza tra culture diverse in una realtà urbana stratificata lontana anni luce dal passato.(CFN – Giuseppe Borrone)

